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Mammografia Digitale con Tomosintesi 3D

Mammografo digitale ( tridimensionale ) 3D con Tomosintesi di ultima generazione

 

Prevenire è Vivere

La mammografia in 3D permette di rilevare il 34% in più di tumori al seno rispetto all’esame tradizionale. E’ quanto evidenzia uno studio condotto in Svezia e apparso sull’autorevole rivista Lancet Oncology del 2018  che ha esaminato ben 15.000 donne per un periodo di cinque anni.

Nello screening mammografico tradizionale, tutto il tessuto mammario viene catturato in un’unica immagine. La tomosintesi del seno, ovvero la mammo in 3D, invece cattura diverse immagini a raggi X da diverse angolazioni che vengono ricostruite da un computer per mostrare sottili strati del seno, fornendo maggiori e migliori informazioni sull’immagine. Lo studio condotto dalla Lund University e dallo Skåne University Hospital di Malmo, tra il 2010 e il 2015, conferma su ampia scala i risultati di un’indagine italiana su Radiology.

“Utilizzando l’esame in 3D, il 34% in più di tumori del cancro è stato rilevato rispetto allo screening mammografico standard corrente. Allo stesso tempo, siamo stati in grado di ridurre la compressione del seno durante l’esame, cosa che potrebbe incoraggiare un maggior numero di donne a partecipare allo screening”, spiega Sophia Zackrisson, professore associato presso Lund University. In particolare l’esame è stato in grado di trovare tumori più invasivi ma è anche collegata a un aumento di falsi positivi.

“La mammografia in 3D è il metodo più appropriato per lo screening del cancro al seno. Quando verrà reso disponibile per tutte le donne è solo una questione di tempi”, afferma Zackrisson. Negli Usa è già utilizzata come screening generalizzato, in Italia è disponibile già in diversi centri.

Accuratezza Diagnostica

Il centro diagnostico Luccioli si è dotato di un nuovo Mammografo digitale ( tridimensionale ) 3D con Tomosintesi di ultima generazione a bassa dose Fuji Amulet Innovality che consente di eseguire la Mammografia 3D e la Mammografia 2D sintetica con una unica acquisizione di Tomosintesi e pertanto senza aumento di dose di radiazioni rispetto alla sola mammografia 2D ma con il vantaggio di aumentare aumentare il dettaglio anatomico . Recentissimi studi hanno dimostrato che l’utilizzo della Tomosintesi nella mammografia per lo screening oncologico determina un incremento della sensibilità, ossia quella capacità di rilevare eventuali tumori invasivi del 22,3%.
Per ogni 1000 indagini di screening eseguite in donne asintomatiche il tasso di riconoscimento dei tumori invasivi sale da 2,8 a 4,3 rispetto alla sola mammografia 2D. Inoltre l’utilizzo della tomosintesi comporta una drastica riduzione della necessità di richiami per ulteriori indagini (Ecografia, Risonanza Magnetica, Agobiopsia) passando dal 42% al 24% per lesioni non tumorali.

Questa tecnologia si propone di superare i limiti conclamati della mammografia convenzionale 2D  particolarmente sensibile alle variazioni di morfologia del seno e frequentemente di difficile interpretazione laddove si debba esaminare  un pattern ghiandolare complesso o di elevata densità.

L’acquisizione in tomosintesi avviene sottoponendo la paziente ad una rapida sequenza di esposizioni ad inclinazione variabile: i dati raccolti nelle varie prospettive vengono riprocessati e rappresentati sotto forma di molteplici strati, uno per ciascuno dei millimetri di mammella sottoposta a compressione dal sistema. La rappresentazione del tessuto in immagini planari consente la completa separazione di strutture che, nell’esame convenzionale, tenderebbero a celarsi l’una con l’altra o a sommarsi dando vita ad artefatte interpretazioni.

L’applicazione della tomosintesi comporta un conclamato aumento della sensibilità dell’indagine mammografica tale da garantire una migliore capacità di rilevazione  di un eventuale  carcinoma della mammella: tale vantaggio risulta tanto più evidente ed-apprezzabile all’aumentare della densità del seno esaminato andando a proporsi quale miglioria diagnostica proprio nella casistica di pazienti potenzialmente più predisposte all’insorgenza di questa patologia.

 

Dose Erogata

La dose necessaria all’esecuzione dell’esame mammografico dipende essenzialmente dalla sensibilità del rivelatore impiegato e dalla durata della esposizione alle radiazioni. La tecnologia FUJIFILM consente, grazie alla continua evoluzione dei materiali costruttivi e all’impiego di elettroniche sempre più raffinate, di ridurre notevolmente il livello di dose richiesto per ciascuna esposizione (stimato nell’ordine del 20-25 % rispetto a mammografi digitali di generazione precedente e di altre attrezzature similari presenti sul mercato.

Un’ampia casistica di immagini a conforto di quanto sopra descritto è disponibile all’indirizzo internet  http://www.dbt-survey.fujifilm.it/

comfort della paziente

Da sempre il momento più traumatico per la paziente durante l’esecuzione dell’esame mammografico consiste nella compressione del seno; tale manovra si rivela tanto dolorosa quanto necessaria alla buona riuscita dell’esame.
Il mammografo Amulet Innovality è stato dotato di un innovativo sistema brevettato di compressione definito “adattativo”; la superficie del compressore che viene a contatto con il seno non è rigida ma capace di flettersi gradualmente, adattandosi alla forma del seno e riducendo al minimo il dolore percepito dalle donne, soprattutto in presenza di seni densi e compatti.

Come eseguire l’autopalpazione del seno

L’autopalpazione è fortemente consigliata per verificare la presenza di anomalie del seno come masse e noduli. È, quindi, una delle forme di prevenzione del tumore al seno più importanti che la donna può tranquillamente effettuare a casa propria.

Quali sono i particolari a cui stare attente durante l’autoesame del seno?
Innanzitutto, l’autoesame inizia con l’auto-osservazione. Bisogna mettersi in piedi davanti ad uno specchio, a torace nudo, e porre particolare attenzione alla simmetria delle mammelle, alla regolarità dei contorni, alla forma e alla colorazione dei capezzoli e delle areole.
L’osservazione va eseguita prima con le braccia lungo il corpo, poi con le braccia sollevate al di sopra della testa, sia di fronte che di profilo. I particolari da notare sono:

  • Cambi nella consistenza della pelle;
  • Perdite dai capezzoli;
  • Un strana pienezza o increspature nei seni;
  • Anomale rientranze dei capezzoli.
Come si effettua l’autopalpazione?
L’autopalpazione del seno si esegue sia in posizione eretta che in posizione supina. Il braccio del lato da esaminare va portato al di sopra della testa e con l’altra mano, a dita unite, bisogna toccare delicatamente tutta la mammella. Si può procedere in 3 modi:

  • Partire dall’areola e, con movimenti concentrici, raggiungere la periferia.
  • Partire dalla periferia e far scorrere le dita verso l’areola più volte, in modo da controllare tutti i settori della mammella;
  • Procedere dall’alto in basso e dal basso all’alto fino a controllare ogni settore della mammella.
  • Naturalmente la stessa operazione va ripetuta per entrambi i seni.
  • Successivamente l’operazione va ripetuta con le stesse modalità in posizione supina sempre tenendo il braccio del lato del seno da esaminare al di sopra della testa.
Ogni quanto va eseguita l’autopalpazione?
L’autopalpazione andrebbe eseguita ogni due mesi, dai 20 anni di età in poi. È preferibile effettuarlo due o tre giorni dopo il termine delle mestruazioni, quando il seno non è più gonfio a causa del ciclo.
Anche nel caso in cui non si dovessero trovare anomalie, è sempre consigliabile effettuare una visita senologica almeno una volta all’anno.


 

A Città di Castello dal 1978

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